Il Riparatore – Parte 1

La stanza di ricarica era ancora al buio. Bergmann aveva segnalato il guasto alle luci da tre giorni, ma non erano ancora arrivate le nuove lampadine. La luce proveniente dall’oblò sulla porta era appena sufficiente per vedere la fila di spinotti attaccati al muro. I trasformatori sul fondo della stanza erano immersi nell’oscurità, solo un paio di spie verdi lampeggianti sul loro pannello di controllo ne rivelavano la posizione. La carica di Bergmann era all’82%, ancora un’ora di carica e sarebbe tornato al lavoro. Prese un panno nero vellutato dal banco sotto gli spinotti e lo strofinò sul vetro delle sue due telecamere sulla testa. Quella stanza era piena di polvere e vederci era sempre più difficile. La larghezza delle telecamere non aiutava, più superficie voleva dire più polvere.

Un ausiliario batté le nocche sull’oblò della porta. Non si sporse con la testa, ma la mano metallica indicò col pollice l’esterno della stanza. Avrebbe terminato la sua ricarica più tardi. Bergmann afferrò il cavo dell’alimentatore attaccato al petto, lo staccò e lasciò che la bobina all’interno del muro si riavvolgesse, trascinandosi dietro il cavo. Lo spinotto si incastrò nel foro del muro, accanto agli altri. Le giunture arrugginite delle braccia di Bergmann cigolarono. Controllò sull’agenda mnemonica la data della sua prossima revisione: una settimana, troppo tardi. Creò un nuovo appunto per la mattina successiva per l’oliatura delle giunture principali.

Aprì la porta della stanza, la luce intensa si rifletteva sulla parete bianca del grande corridoio davanti a lui accecandogli le telecamere. Ricalibrò la visione per il nuovo ambiente. L’ausiliario che lo aveva chiamato era uno degli ultimi arrivati. Il suo corpo metallico era lucido, senza neanche una traccia di ruggine, e il suo design più snello e basso. Gli angoli erano smussati e le giunture erano più nascoste. Le telecamere sulla testa erano due piccoli cerchi neri, le lenti erano quasi invisibili. Bergmann abbassò la testa per non battere contro lo stipite della porta e uscì nel corridoio.
Un muletto passò nel corridoio, trasportava un carico di placche metalliche e viti. Bergmann tornò a fissare l’ausiliario che l’aveva chiamato.

«Ausiliario BERG-411 a rapporto. Cosa succede?»

L’ausiliario doveva guardare verso l’alto anche solo per vedere la sua placca di riconoscimento.

«Un robot ausiliario è risultato danneggiato nell’esecuzione delle sue mansioni. Il suo codice è SHIN-024, il suo tag non mi è stato comunicato. Si trova nel magazzino numero 15.»
«Ricevuto.»

L’ausiliario fece un passo indietro e si incamminò lungo il corridoio. Bergmann richiuse la porta della stanza di ricarica. Il magazzino numero 15 distava un chilometro e 543 metri dalla sua posizione attuale e le sue giunture erano ancora da oliare. Un altro muletto si stava avvicinando dal corridoio. Bergmann sollevò la gamba, poggiò il piede sul paraurti, afferrò il carrello elevatore e si issò sopra di esso. La macchina rallentò l’andatura di due metri al secondo. Superò l’ausiliario che era venuto a chiamare Bergmann, incrociò altri due muletti diretti nella direzione opposta e raggiunse il termine del corridoio. Bergmann si sporse per vedere il display sul retro del muletto.

«Terminale 5»

Lasciò cadere il piede penzoloni a terra e mollò il carrello elevatore, il quale subì una lieve accelerata e svoltò a destra. Il terminale di controllo 5 era nella direzione opposta al magazzino 15, non era stato fortunato, ma almeno aveva risparmiato un po’ di strada. Svoltò a sinistra e si incamminò a passi lenti. Forse avrebbe potuto scroccare un altro passaggio lungo la strada.




***




L’ausiliario SHIN-024 era adibito alla pulizia. Braccia e gambe erano lunghe in proporzione al corpo, le dita erano sottili e snodabili. Era riverso a terra, il suo torso era intatto, ma una delle telecamere si era scheggiata ed entrambe le gambe erano ammaccate. Nella mano destra stringeva un panno bianco. Bergmann lo sollevò da terra. Il peso ridotto del suo corpo ne rivelava la composizione in lega di alluminio; non era comune come il ferro con cui erano forgiati gli ausiliari addetti alle riparazioni come Bergmann, ma di solito nei magazzini c’era una buona scorta di pezzi di ricambio anche per loro.

«Sei caduto mentre ti arrampicavi lassù?»

Bergmann indicò il soffitto del magazzino. Lo stanzone era illuminato da una fila di sei fari LED, collegati tra loro dal cavo dell’alimentazione. Quello sopra di loro andava a intermittenza, causando una serie di Flash che costringevano Bergmann a regolare di continuo l’apertura del diaframma delle telecamere. SHIN-024 annuì.

«Uno sbalzo di tensione ha danneggiato il faro mentre lo stavo pulendo. Lo sbalzo di luce non previsto ha causato un errore nel mio sistema di calcolo e ho perso la presa.»

Bergmann lo depositò sul tavolo accanto all’ingresso.

«Negli ultimi quattro giorni si sono verificati quattro eventi simili. Un altro ausiliario mi ha detto che stanno facendo dei lavori di espansione e aggiornamento, forse gli sbalzi di corrente sono dovuti a questo.»
«Non ho ricevuto notifiche a riguardo dalla centrale.»

La telecamera di SHIN-024 aveva solo il vetro rotto, ma funzionava ancora. Le giunture delle gambe invece si erano spezzate. In quel magazzino non avrebbero trovato i pezzi di ricambio necessari. Bergmann si spostò sul terminale di controllo accanto al tavolo.

«Il vetro della telecamera posso sostituirlo in quattro minuti, ma mi servono i pezzi per sostituire le tue gambe.»
«Ricevuto. Quanto tempo sarà necessario per ottenere i pezzi, BERG-411?»
«Il mio tag è Bergmann.»
«Il mio è Shinoda.»

Bergmann digitò il codice di un pezzo. Era presente a magazzino, ma al posto del pulsante ORDINA c’era una scritta rossa: Consegne non disponibili.

«Sto provando a inviare l’ordine, ma il terminale segnala dei problemi con la consegna. Probabilmente c’è un guasto nella catena di spedizione.»
«Riesci a contattare l’ausiliario del settore? Magari sta già lavorando per risolverlo.»

Bergmann premette il pulsante a campana. La scritta rosso cambiò: Comunicazioni non disponibili.

«No, sembra non ci sia nessuno.»

Shinoda si passò una mano sulle gambe rotte. Il piede destro ondeggiò a vuoto oltre il bordo del tavolo.

«È una situazione anomala. Forse la voce delle espansioni è vera, staranno lavorando ai nuovi reparti.»

Bergmann si diresse verso la porta.

«Senza quei pezzi non puoi tornare operativo. Li recupererò io.»
«Tempo di attesa?»
«Se trovo un passaggio, 22 minuti.»

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