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Un’insalata punk

In un ambiente già saturo, come quello cinematografico, creare qualcosa di nuovo che sappia attirare l’attenzione non è facile. Eppure, ogni tanto, dal mare di internet emerge qualche piccola perla capace di stupire.

Questo è il caso di Dynamo Dream.

Si tratta di una nuova web–serie del regista Ian Hubert, classe ’87, di ambientazione cyber–punk. Il primo episodio è uscito su YouTube lo scorso 26 maggio e al momento sta per raggiungere i due milioni di visualizzazioni. Di cosa parla, e perché è così interessante?

Trama

La “voce narrante” di questo primo episodio è una ragazza che possiede e amministra un piccolo negozio di verdure, dal quale vende tazze di insalata ai clienti che passano di lì a inizio giornata e si fermano da lei a procurarsi il pranzo.

In un contesto dalla tecnologia così avanzata, ma al tempo stesso così fatiscente, lei rappresenta un’isola verde, una specie di oasi per chi vuole ancora vivere in modo sano, per quanto sia possibile in questa civiltà. Viene fatto vedere come si è ingegnata per organizzare la propria produzione di verdure e come lei stessa mangia solo ciò che coltiva nella sua serra, in netto contrasto con il mondo che la circonda.

L’universo in cui vive ci viene mostrato attraverso una sequenza di scene di vita quotidiana: aeronavi, strade fumose, tubature che spuntano da qualsiasi angolo e tecnologia talmente presente nella vita di ognuno che persino un’attività come la pesca diventa quasi irriconoscibile.

Tutta questa tecnologia, però, non va di pari passo con la civiltà. La città è in uno stato di decadenza, e questo è evidente sia dai mezzi di trasporto, traballanti e insicuri, sia dall’impossibilità di compiere un gesto semplice come fare una telefonata senza che cada la connessione.

L’ambientazione

La storia prende luogo in una città dalle sfumature più scure del cyber–punk: la tecnologia è talmente potente da creare persino delle isole volanti e si possono lanciare missili solo per fare delle telefonate, ma al tempo stesso i segni del degrado sono ovunque. Le persone normali non hanno nessuna sicurezza, anche solo spostarsi è pericoloso e non è particolarmente strano vedere un drone assassino passare per la città puntando il suo fucile contro qualcuno.

Tutto questo è rappresentato con una cura del dettaglio al limite del maniacale, dove ogni centimetro di ogni inquadratura è studiato attentamente, come i negozi che si possono vedere sullo sfondo, le luci e persino le interazioni tra le comparse che si vedono di sfuggita.

E se tutto questo è più che normale in un comune film, perché è parte della realtà che circonda il set, qui siamo in un terreno del tutto diverso, non trattandosi né di riprese fatte in un ambiente urbano, né di un set costruito appositamente. E allora come è stato realizzato?

Niente è reale, tutto è After Effects

Niente di tutto quello che potete vedere all’interno di questo primo episodio è reale – a parte gli attori. Tutto il set è un gigantesco greenscreen, portato alla vita da After Effects e dalla recitazione di Kaitlin Romig, che ha dovuto interpretare il suo ruolo con il solo ausilio delle indicazioni del regista e della sua immaginazione. E l’effetto è decisamente notevole: prima di vedere il dietro le quinte non è facile accorgersi di cosa sia reale e cosa no – okay, a parte il missile che si schianta nel deserto e l’aeronave gigante.

A una prima occhiata si potrebbe pensare che almeno il pavimento, muro della casa, la porta e forse persino l’aria condizionata siano oggetti scenici reali. Invece sono tutti elementi grafici aggiunti in post produzione, esattamente come i droni e i granchi giganti mostrati nei megaschermi.

Un livello di realizzazione che non si allontana troppo dagli standard dei film Marvel, in cui questo tipo di tecnologie vengono utilizzate anche solo per stampare il biglietto da visita, senza però averne gli enormi budget alle spalle, cosa che rende l’impresa decisamente degna di nota. Il lavoro svolto è stato enorme ed ha di conseguenza richiesto circa tre anni per la realizzazione del primo episodio (anche qui, non ci allontaniamo troppo dagli standard Marvel).

La grafica viene inoltre valorizzata dalla possibilità di godersela a qualsiasi livello di qualità: 4K, 1080p HD, 480p e se volete giocare a “indovina cos’è quella macchia sullo schermo” anche 144p.

In conclusione

Dynamo Dream è sicuramente una di quelle perle che gli amanti dello sci–fi non vogliono farsi sfuggire. Non solo per il gigantesco impegno profuso dai membri del cast, ma anche e soprattutto per l’ambientazione rappresentata con poche e validissime scene e per la sceneggiatura ottimamente delineata, cosa rara in progetti del genere in cui solitamente la trama e il delineamento del protagonista si perde in favore della grafica. E qui possiamo dire che la Marvel l’hanno anche un pochino superata.

Ma non solo: Ian Hubert mette anche a disposizione, sul suo canale e sul suo Patreon, molto del materiale utilizzato per la produzione e approfondimenti sui dietro le quinte, quindi per gli appassionati, ma anche per chi vuole iniziare ad affacciarsi con l’affascinante mondo della computer grafica può essere una risorsa preziosa.

Blender, lo strumento con cui il regista ha creato gli effetti 3D, viene infatti impiegato in diversi altri ambiti, tra cui quello videoludico. Da anni viene utilizzato da un’infinità di sviluppatori, indipendenti e non, con risultati eccezionali, a dimostrazione che anche in questo contesto non avere le stesse risorse di una grossa casa di distribuzione può essere superato con l’impegno e, spesso, un po’ di pazienza. Anche gli sviluppatori di Stone Shelter impiegano Blender nei loro progetti, come è stato reso visibile nel teaser rilasciato per l’anniversario della fondazione.

Quindi ci sentiamo di consigliare questa serie? Assolutamente sì. Le capacità tecniche, la pazienza e l’impegno del cast mettono giù le fondamenta per quello che potrebbe essere un capolavoro dei nostri tempi, sia per gli appassionati della tecnologia che per quelli a cui semplicemente piace il cyber–punk.

Il tutto sperando che per il secondo episodio non dovremo aspettare altri tre anni.

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